sabato 8 agosto 2009

La vita è meravigliosa. La storia di Chiara

Spesso capita di sentirci tristi, di lamentarci che la nostra vita potrebbe essere migliore, di sognare di essere come quel vip sempre al centro dell'attenzione e apprezzato da molti.
Spesso guardiamo alle cose che non vanno, guardandoci intorno e notare come il mondo sia marcio, pieno di ingiustizie e di brutte situazioni.

Poche volte ci soffermiamo un attimo a vedere le meraviglie della natura, quanto siamo fortunati e quanto sia utile per gli altri anche la nostra breve esistenza. Osservando le brutture del mondo non ci rendiamo conto che ogni giorno, ogni ora e ogni minuto della nostra vita è un miracolo, un'esperienza irripetibile dalla quale possiamo trarre numerosi insegnamenti.

Chiara è una ragazza di 21 anni che ha visto il male in faccia. A 13 anni, prima dell'esame di terza media, ha notato delle difficoltà, il suo fisico non rispondeva bene ai comandi. Da una risonanza magnetica la sentenza dei medici è stata: tumore al cervello. La ragazza che nel maggio del 2000 era poco più che una bambina, ha dovuto passare dei momenti molto difficili, periodi duri fatti di chemioterapia e radioterapia. Ha perso i suoi bei boccoli biondi, ma ha scoperto quanto sia meravigliosa la vita, la sua vita.

Altri avrebbero visto nel suo destino una disgrazia insormontabile che l'avrebbe segnata per tutta la vita. Invece le parole di Chiara nella lettera che ho letto oggi nella rubrica di Umberto Galimberti su "la Repubblica delle Donne" sono di una gioia e di una forza che trovo difficile spiegare. Parole che dovrebbero leggere coloro che, entrati in depressione, vedono tutto nero, arrivando addirittura a pensare che la propria vita è talmente triste e inutile da considerare il suicidio una liberazione.
Chi ha visto il male e ha conosciuto cosa significa rischiare la vita capisce spesso solo allora quanto si può essere fortunati nel vedere anche solo il sorgere del sole la mattina.

Ecco la bellissima testimonianza di Chiara:

"Era estate. L'estate del 2000. L'estate che ricorderò per tutta la vita. Avevo tredici anni e la scuola stava finendo. Tutti i miei compagni si stavano preparando per l'esame di terza media. Per me come per i miei amici era un esame importante. Il primo vero esame. Mi stavo impegnando. Ero felice di prepararlo non rendendomi conto che c'era un esame tutt'altro che scolastico ma ben più impegativo ad attendermi.
Vedevo e sentivo che c'era qualcosa che non andava. Quelle forti emicranie al mattino appena sveglia, la spossatezza continua e poi quella mano, i cui piccoli gesti non riuscivo a controllare. Mi cadevano di mano gli oggetti, la mia scrittura non era più la stessa e a danza ogni piroetta finiva con un giramento di testa. Perdevo l'equilibrio. Mi dovevo fermare. Non capivo. Eppure dentro di me sapevo che c'era qualcosa di strano.
La risposta è arrivata un pomeriggio di maggio nel corridoio dell'ospedale adiacente alle sale della TAC. Mi ricordo che io e i miei genitori stavano aspettando seduti su quelle sedioline asettiche dell'ospedale. Per me l'attesa era snervante, c'era puzza di disinfettante e quel posto non mi piaceva.
Solo dopo la risonanza magnetica capii tutto fino in fondo. C'era una noce annidatasi nel mio cervelletto anzi, "una lenticchia", proprio così mi venne spiegato.
In seguito, questa lenticchia venne tolta. Quello che successe in quell'estate non fu molto piacevole. Chemioterapia e radioterapia non sono facili da sopportare.
Eppure ora, a ventun anni, posso dire di essere cresciuta in un'estate, durante quell'estate. In quei mesi scoprii quanto ero fortunata. In fondo non avevo una leucemia fulminante e non ero in attesa di un donatore che chissà quando sarebbe arrivato. Ero fortunata.
Nell'estate del 2000 ho imparato tante cose. Ho imparato ad amare la vita e ciò che fino ad allora mi sembrava scontato, un mio diritto. Ho scoperto un dovere: quello di ringraziare per tutte le meraviglie della vita. Ho imparato a sorridere con il cuore davanti a uno sguardo divertito, davanti a un mazzo di fiori, davanti a una giornata di sole e anche davanti a una di pioggia.
Ogni sera prima di addormentarmi penso alle cose che ho fatto durante la giornata e mi sento privilegiata. Anche se la radioterapia ha portato via i miei bellissimi boccoli biondi, ho imparato che non è quello che mi farà essere migliore.
Sono fiera di ciò che sono diventata. Adesso guardo a ciò che è successo come una grande esperienza che ha contribuito a forgiare il mio carattere. Mi ha dato la possibilità di vivere qualcosa che prima conoscevo solo come lunghe e complicate parolone pronunciate dai più grandi, come qualcosa di lontano da me. Certo sbatterci contro ha fatto male, ha lasciato la cicatrice. Una cicatrice che è sempre lì per non farmi dimenticare quanto sono fortunata.
A volte, sento addosso l'opprimente sguardo di qualcuno che, trovandosi davanti a me per la prima volta, non può fare a meno di volgere inconsciamente lo sguardo ai miei capelli. Ormai ci sono abituata. Ma una cosa bellissima è notare come l'interesse gradualmente si sposti verso qualcos'altro, come le involontarie occhiate furtive vengano sostituite dall'interesse per ciò che esprimo con le parole e che lascio trasparire dai miei occhi.
Mi piace comparare la mia storia alla scelta fatta da un atleta per coronare il sogno di vincere le Olimpiadi. Una lunga strada fatta di duri allenamenti lo attende per raggiungere la forma perfetta. Io non ho mai scelto di gareggiare alle Olimpiadi, ma qualcuno ha deciso che dovevo fare l'atleta.
Chiara"

Chiara, grazie di esistere.

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